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Arrivano i Romagnoli capitolo I




L'Agro Romano è una fascia di territorio che si estende da Roma a Ostia, lungo l'alveo del Tevere.

Oggi è una piana con leggere ondulazioni piena di insediamenti umani. Villette, supermercati e piccoli capannoni. La solita e immutabile periferia italica insomma.

Pochi riuscirebbero a immaginare com'era alla fine dell'800, quando arrivarono le prime squadre di bonificatori dalla Romagna.

Nel secolo scorso Ostia e l’agro romano erano immersi in una palude: migliaia di ettari paludosi, invasi da acque stagnanti, abitati da pochi disperati e ricchi solo della malaria. La foce del Tevere si apriva in un delta palustre e deserto.

Per capire chi avrebbe affrontato l’inferno delle paludi e i rischi che nascondevano, bisogna spostarsi in Romagna, dove la crisi delle risaie e l’abbandono dei latifondi, aveva inondato di povertà le campagne. Eppure qui, in una situazione sociale in ebollizione, nel 1893, era nata la prima cooperativa italiana «L’Associazione

generale operai e braccianti di Ravenna», guidata da Nullo Baldini. Aveva solo 21 anni, e si trovò a guidare un gruppo di analfabeti, coraggiosi, determinati e rabbiosi.

Quando l’impresa romana Angeletti vinse l’appalto per la bonifica di Ostia, la cooperativa di Baldini si propose come subappaltante, accettando un contratto povero e rischioso. Il 4 novembre 1884 partirono in 500 da Ravenna, su un treno speciale, salutati alla stazione da una città intera, col sindaco, il conte Pietro Gamba, l’intera giunta e la banda. Erano divisi in 50 squadre da dieci uomini, gli «scariolanti»: ogni squadra era affiancata da una donna, alfabetizzata, che doveva cucinare e occuparsi del gruppo e scrivere le lettere a casa. Era la «Arzdora», figura che si rivelerà fondamentale. Ma il loro arrivo nel Lazio non sarà altrettanto glorioso.

Ma prima di parlare del loro arrivo ad Ostia, e degli accadimenti successivi, vorrei parlarvi un po' delle "arzdore".

In Romagna, la donna ha sempre goduto di maggiore rispetto che in ogni altro luogo che conosco.

"Arzdora" vuol dire "reggitora", cioè colei che si fa carico della casa e di tutti i problemi della famiglia.

Il romagnolo ama fare il "macho" fuori di casa (si dice "birro" in romagnolo), ma quando entra in casa, si leva il cappello di fronte alla donna, e ubbidisce come un soldatino.

È evidente che in un'Italia patriarcale e fallocratica, vedere gruppi di braccianti analfabeti trattare una donna con rispetto, come se fosse una loro superiore, non poteva che suscitare scandalo, ma agli occhi di oggi, non può che fare onore a quegli uomini e quelle donne che seppero combattere fianco a fianco, e nel rispetto reciproco, contro le paludi e la malaria.

A Roma, i romagnoli «anticlericali, sovversivi e accoltellatori» non li fecero neanche fermare. Il treno arrivò direttamente a Fiumicino. Il loro primo contatto con la palude lo ebbero attraversando il Tevere sul traghetto «La Scafa» guidato da un vecchio che li mise in guardia: «Sull’altra riva c’è l’inferno». Lo ribattezzarono Caronte. E poi il custode del borgo, unico abitante del luogo, che giallo e febbricitante, spiegò loro:«Qui non vive nemmeno il diavolo». Racconta la leggenda che molti si spaventarono, ma vennero fermati da Baldini che li esortò in dialetto: «Pensavate di andare all’Osteria della Betta? Siete partiti da eroi e volete tornare da vigliacchi?». Tanto bastò a farli rimanere. E il lavoro cominciò, con la costruzione del «Grande Canale dello Stagno» che oggi conosciamo come Canale dei Pescatori.

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