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Arrivano i Romagnoli Capitolo II

Aggiornamento: 18 feb 2025




Lasciamo per un attimo gli scariolanti romagnoli a scavare il loro primo canale, e poniamoci una domanda.

Ma chi erano..e chi sono questi romagnoli?

Oggi un italiano risponderebbe:

Sono bagnini, motociclisti e suonatori di liscio, ma per gli italiani del 1884, i romagnoli erano anticlericali, sovversivi e accoltellatori.

Ora...

Anticlericali lo sono anche oggi, anche se, non certo come nell'800, quando il ricordo della dominazione dello Stato della chiesa era ancora più che vivo.

Gli è che per loro, l'anticlericalismo era lotta di classe e risorgimento della Patria italiana.

Sovversivi lo erano, ed in questo, lo sono rimasti solo in parte.

Carbonari, repubblicani, garibaldini, i romagnoli hanno il gusto della lotta per la giustizia nel loro dna.

Aggiungerei, per far capire meglio il loro carattere, che sono "Omerici e teatrali".

La mia prima moglie, che è tedesca, quando venne la prima volta in Romagna, mi disse che non amava molto frequentare le osterie o i circoli perché erano pieni di "gente che litigava"😊😊.

Non aveva capito che era una forma di teatro collettivo.

In realtà i romagnoli amano far finta di litigare, mentre giocano a carte o discutono di politica.

Spesso mi tocca spiegare ai miei amici su facebook che discussioni che sembrano violentissime sono in realtà dei semplici abbracci tra amici.

Cosi come gli scherzi...😊

In Romagna anche gli scherzi hanno contorni omerici e drammatici.

Nelle serate in cui, davanti a sangiovese, piadina e squacquarone, ricordo il passato con i miei amici romagnoli e rugbisti, il ricordo di scherzi memorabili ed eclatanti sopravanza qualunque altro tipo di discussione.

Ma perché accoltellatori?

Questa è una cosa ormai dimenticata, ma nel 1884, quando i romagnoli passarono da Roma e si pensò bene di non farli fermare alla stazione centrale, ma di portarli direttamente a Fiumicino, il motivo era la paura che incutevano come accoltellatori.

Io, che sono romagnolo per metà (emiliano per l'altra) lo appresi per la prima volta a 19 anni, mentre ero militare.

Ad una cena capitai a fianco di un commilitone siciliano.

Questi, un ragazzo colto e simpatico, mi disse che in Sicilia i romagnoli erano visti come affini ai siciliani, per lo spirito sanguigno (vero), per il "senso dell'onore" (vero), per il rispetto alla parola data (vero) e per la tradizione di risolvere le questioni d'onore a coltellate.

Io, cresciuto a Bologna, da padre romagnolo, questa cosa del coltello non la sapevo.

Mi ero scontrato presto, quando mio padre tornò a vivere in Romagna, con la ruvidezza rusticana dei romagnoli, ma coltelli non ne avevo, per fortuna, mai visti.

Solo dopo molti anni appresi da dove i romagnoli avevano acquisito la fama di "gente da coltello".


"Agli albori della lotta di classe, nella Ravenna tardo-risorgimentale di fine ‘800, nacque una “società” di accoltellatori che bersagliava esponenti delle istituzioni e facoltosi uomini del sistema bancario locale.

Tra il 1865 e il 1871 23 membri della setta si macchiarono di una dozzina di delitti.


Al processo del 1874, che ebbe una eco nazionale, la banda, formata da anarchici ed ex- garibaldini, delusi dalla svolta monarchica che stava concludendo il Risorgimento, venne ritenuta responsabile di incitamenti alla rivolta e del ferimento e della morte di molte personalità locali.


Questi delitti, spesso compiuti con la saracca (un tipico coltello romagnolo dalla micidiale lama diritta), si collegavano ad altri eventi sparsi per la Romagna, ai tempi percorsa da gruppi ribelli indomabili, fomentati da accese passioni politiche."

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