Arrivano i Romagnoli capitolo III
- giorgio.passardi
- 14 lug 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 18 feb 2025

La civiltà degli scariolanti.
Sfido chiunque sia cresciuto in Romagna, a non aver ascoltato o cantato, almeno una volta, la "Canzone degli scariolanti".
Una canzone nata all'epoca delle grandi bonifiche, ma il cui testo è in italiano.
Un caso singolare visto che la cantavano dei braccianti analfabeti, che per lo più si esprimevano in dialetto.
E non è che mancassero le canzoni in romagnolo.
Il fatto è che gli scariolanti non venivano solo dalla Romagna.
La miseria e la mancanza di lavoro faceva si che fra di loro vi fossero famiglie che venivano da tutte le province del nord.
Per quello il loro canto era nella lingua di Dante. In quell'italiano che era la premessa e la promessa di una nuova Patria da costruire.
"A mezzanotte in punto
si sente un grande rumor
sono gli scariolanti lerì lerà
che vengono al lavor.
Volta, rivolta
e torna a rivoltar.
noi siam gli scariolanti lerì lerà
che vanno a lavorar."
Ma da quella massa di braccianti analfabeti nacque una nuova civiltà del lavoro, quella della cooperazione, basata su uguaglianza e solidarietà.
Ciascuno, uomo o donna, prendeva paga uguale ed aveva uguale diritto di voto in assemblea.
Costruirono alloggi e infermerie.
Se qualcuno si ammalava veniva pagato ugualmente e se non guariva, veniva rimandato a casa e la cooperativa pensava alla famiglia.
Morirono in cento, solo nel primo anno, a causa della malaria, ma scavarono e riscavarono, tutto a badile e carriola, più di 22 km di canali.
Il grosso del lavoro fu completato in sette anni, grazie anche alle idrovore che entrarono in funzione nel 1889. Ma ci vollero ancora molti decenni di duro lavoro prima che l'agro romano assumesse l'aspetto che conosciamo.
I discendenti di questa epopea vivono ancora oggi nell'Agro Romano..
Giunsi a conoscenza di questa storia quando feci parte di una selezione di rugbisti romagnoli che si recò a Ostia per l'annuale celebrazione dell'inizio dei lavori di bonifica.
Romagnoli di Romagna e romagnoli di Ostia. Non ricordo chi vinse, ma ricordo che entrambi prendemmo poi una terrificante batosta contro una fortissima squadra gallese. Poco male. Finì come da tradizione rugbistica, in un solenne "terzo tempo" in cui, complice il sangiovese a cui non erano abituati, i gallesi finirono stesi.
E quella, per un rugbista (e per un romagnolo), fu vera gloria.



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